Chiesa, sessuofobia e potere

psicologia di massa del fascismoI tre elementi fondamentali del sentimento religioso

Già da molto tempo numerosi sociologi avevano constatato il carattere orgastico di parecchie religioni patriarcali. Allo stesso modo è stato chiarito il fatto che le religioni patriarcali sono sempre reazionarie dal punto di vista politico.

Sono sempre al servizio degli interessi della classe dominante di ogni società divisa in classi e impediscono praticamente l’eliminazione della miseria di massa con la spiegazione che essa è voluta da Dio e facendo sperare che nell’aldilà esiste la felicità.
La ricerca sessuo-economica aggiunge alle attuali conoscenze sulla religione le seguenti domande:

1. in che modo vengono ancorate nei singoli individui l’idea di Dio e l’ideologia dei peccati e della punizione che vengono prodotte socialmente e riprodotte familiarmente? In altre parole, che cosa obbliga le persone non solo ad accettare queste fondamentali idee religiose, a non sentirle come un peso, ma, al contrario, ad affermarle molto spesso in modo acceso e a conservarle e a difenderle sacrificando i propri interessi vitali più elementari?

2. Quando avviene l’ancoramento delle idee religiose negli uomini?

3. Con l’aiuto di quale energia avviene questo?

È chiaro che, finché non viene data una risposta a queste tre domande, è possibile fornire una interpretazione sociologica e psicologica della religione, ma non si può procedere a nessuna reale trasformazione della struttura degli uomini. Perché se i sentimenti religiosi non sono stati imposti agli uomini, ma sono stati accolti e trattenuti strutturalmente da essi malgrado siano contrari ai loro interessi vitali, allora si tratta di una trasformazione strutturale energetica che è avvenuta negli uomini stessi.

L’idea base religiosa in tutte le religioni patriarcali è la negazione dei bisogni sessuali. Non esistono eccezioni, se lasciamo da parte le religioni primitive che erano sessuo-affermative e in cui religione e sessualità erano ancora una unità. Nel passaggio dall’organizzazione sociale del diritto naturale e del matriarcato al patriarcato e quindi alla società patriarcale divisa in classi, l’unità fra culto religioso e culto sessuale si disgregò; il culto religioso divenne l’opposto di quello sessuale. Con questo il culto sessuale cessò di esistere per cedere il posto alla inciviltà sessuale dei bordelli, della pornografia e della sessualità sotterranea. Non vi è bisogno di ulteriori motivazioni per spiegare che nel momento in cui l’esperienza sessuale non costituiva più un’unità con i culti religiosi, ma il loro opposto, l’eccitazione religiosa doveva diventare contemporaneamente un surrogato dell’atto del piacere perduto, socialmente positivo. Soltanto questa contraddizione dell’eccitazione emotiva religiosa, cioè che essa è contemporaneamente anti­sessuale e un surrogato sessuale, fa comprendere la forza e la tenacia delle religioni.

La struttura affettiva dell’uomo veramente religioso può essere descritta brevemente come segue: biologicamente egli è soggetto agli stati di tensione sessuale allo stesso modo degli altri uomini ed esseri viventi. Ma egli, acquisendo le idee religiose sessuo-negative e in particolar modo la paura della punizione, ha perso qualsiasi capacità di tensione e soddisfacimento sessuale naturale. Egli soffre dunque di uno stato di eccitazione organica cronicamente iperteso che egli è costretto a dominare in continuazione. Non solo non riesce a raggiungere la felicità in terra, ma la stessa felicità, piuttosto, non gli sembra nemmeno desiderabile.

Poiché egli si attende la grazia nell’aldilà, si convince di essere incapace di raggiungere la felicità su questa terra. Ma poiché egli è un essere vivente biologico che non può in alcun modo rinunciare alla felicità, alla distensione e al soddisfacimento, egli cerca la felicità illusoria che riescono a dargli le tensioni religiose di pre-tensione, cioè le correnti ed eccitazioni vegetative somatiche che noi conosciamo.

Egli procederà dunque con i suoi compagni di fede a fondare organizzazioni e a creare istituzioni che gli allevieranno questo stato dì tensione e a mascherare contemporaneamente la sua vera natura. L’oscurità mistica della chiesa intensifica l’effetto di una sensibilità, già orientata in senso sovrapersonale, verso la propria vita interiore e verso i suoni di una predica, di un coro, eccetera, fatti su misura per eccitare appunto tale sensibilità.

L’uomo religioso è in realtà diventato impotente, poiché ha perso sia la capacità di raggiungere la felicità che l’aggressività nei confronti delle difficoltà della vita, in seguito alla repressione della sua energia sessuale. Più è impotente, e più deve credere a forze soprannaturali che lo sorreggono e lo proteggono. Perciò comprendiamo che in certe situazioni egli può sviluppare una incredibile forza di convinzione, persino di coraggio passivo che non teme la morte. Egli attinge questa forza dall’amore verso la propria convinzione religiosa, che, come sappiamo, viene sorretta dalle eccitazioni organiche di piacere.

Naturalmente egli crede che questa forza venga da «Dio». Il suo desiderio di Dio e verso Dio in realtà è dunque il desiderio che deriva dalla sua eccitazione sessuale di pre-piacere che esige di essere liberata. La liberazione non può essere nient’altro che la liberazione da tensioni organiche insopportabili che possono essere piacevoli solo fino a quando non si potranno fondere con una immaginaria unione con Dio, cioè con il soddisfacimento e la distensione. La tendenza di persone fanaticamente religiose ad infliggersi autolesioni, a compiere azioni masochiste ecc. conferma quanto abbiamo detto.

La clinica sessuo-economica riuscì infatti a dimostrare, che il desiderio di essere picchiati o le autopunizioni nascono dal desiderio pulsionale di raggiungere una distensione senza averne colpa. Non esiste una tensione organica che non produca rappresentazioni di essere picchiati o torturati non appena la persona in questione si sente incapace di provocare da sola la distensione. Questa è la radice dell’ideologia passiva di sofferenza di tutte le vere religioni.
Dalla reale impotenza e sofferenza organica nasce il bisogno di trovare una consolazione, un sostegno e un appoggio dall’esterno, soprattutto contro le proprie pulsioni malvage, contro ciò che vengono chiamati « i peccati della carne ». Se persone religiose, con il concorso delle loro immaginazioni religiose, vengono a trovarsi in uno stato di forte eccitazione, con l’eccitazione organica aumenta anche lo stato vegetativo di eccitazione che si avvicina a un soddisfacimento senza in realtà arrivare a una distensione organica.

Sappiamo, per aver curato preti malati, che al culmine degli stati religiosamente estatici avvengono molto spesso eiaculazioni involontarie. Il normale soddisfacimento orgastico viene sostituito da un generale stato di eccitazione organica che esclude il genitale e che provoca, contro la propria volontà, come per caso, uno stato di disten­ sione parziale.

Il piacere sessuale era inizialmente e in modo naturale il bene, il bello, la felicità, ciò che legava l’uomo con la natura in generale. Con la disgregazione del sentimento sessuale e religioso il sesso doveva diventare il maligno, l’infernale, il diabolico.

Ho cercato in altra sede di spiegare come nasce e si manifesta la paura del piacere, cioè la paura dell’eccitazione sessuale. Riassumendo brevemente: gli uomini che sono in capaci di distensione alla lunga devono avvertire le eccitazioni sessuali come angosciose, opprimenti, distruttive. La eccitazione sessuale infatti è distruttiva e angosciosa se non vi è distensione. Vediamo dunque che l’idea religiosa della sessualità come una forza distruttiva, diabolica che porta alla rovina, affonda le sue radici in reali processi organici.

Ora l’atteggiamento nei confronti della sessualità diventa per forza ambivalente. Valutazioni tipicamente religiose e morali, come «buono» – «cattivo» – «celeste» – «terreno» – «divino» – «diabolico», ecc. diventano, da un lato simboli del soddisfacimento sessuale, e, dall’altro, simboli della relativa punizione.
Il profondo desiderio di liberazione, conscio a livello di «peccato», inconscio a livello di tensione sessuale, è contemporaneamente respinto.

Gli stati religiosi estatici non sono nient’altro che stati di eccitazione sessuale del sistema nervoso vegetativo che non possono mai essere soddisfatti. L’eccitazione religiosa non è comprensibile e quindi neanche superabile senza comprendere la contraddizione che porta in sé. Essa non solo è antisessuale, ma è essa stessa altamente sessuale. Essa non solo è morale, ma è contemporaneamente profondamente contro natura, non igienica in senso sessuo-economico.

In nessuno strato sociale vi sono tanti casi di isteria e di perversioni come negli ambienti della chiesa ascetica. Da questo però non si deve trarre la conclusione sbagliata di dover trattare queste persone come criminali pervertiti. Da conversazioni avute con persone religiose risultò che insieme al rifiuto della sessualità esiste in esse anche una buona comprensione del loro stato. Queste persone sono come tutti gli altri uomini scisse in una personalità ufficiale e in una personalità privata. Ufficialmente considerano la sessualità come un peccato, ma privatamente sanno benissimo che non possono vivere senza i loro soddisfacimenti sostitutivi. Vi sono persino molti che sono ben disposti nei confronti della soluzione sessuo-economica della contraddizione fra eccitazione sessuale e morale. Essi comprendono, quando si riesce a stabilire un contatto con loro, quando non li respingiamo, che quello che essi descrivono come legame con Dio non è altro che il reale legame con il generale processo naturale, che il loro Io è una parte della natura. Come tutte le altre persone si sentono come un microcosmo nel macrocosmo.

Bisogna ammettere che la loro profonda convinzione ha un nocciolo autentico, che ciò che essi credono è realmente vero, cioè la corrente vegetativa del loro corpo e l’estasi in cui possono cadere. Il sentimento religioso è particolarmente autentico nelle persone appartenenti agli strati sociali più poveri. Esso diventa falso solo perché rifiuta la propria origine e il soddisfacimento inconsciamente desiderato mascherandolo davanti a se stesso. Questo genera l’atteggiamento di artificiale bontà nei preti e nelle persone religiose.
Questa spiegazione è incompleta. Ma sostanzialmente possiamo affermare riassumendo:

1. L’eccitazione religiosa è una eccitazione vegetativa e sessuale, mascherata.
2. Con la mistificazione dell’eccitazione la persona religiosa nega la propria sessualità.
3. L’estasi religiosa è un surrogato dell’eccitazione orgastica vegetativa.
4. L’estasi religiosa non genera una distensione sessuale, ma tutt’al più una stanchezza muscolare e spirituale.
5. Il sentimento religioso è autentico sul piano soggettivo e motivato fisiologicamente.
6. La negazione della natura sessuale di questa eccitazione determina una falsità caratteriale.

I bambini piccoli non credono in Dio. La fede in Dio si ancora regolarmente in loro solo quando devono imparare a reprimere le loro eccitazioni sessuali quando si masturbano. In tal modo acquisiscono la paura del piacere. In quel momento cominciano a credere veramente in Dio, a sviluppare la paura di lui e non solo a temerlo in quanto onniscente e onnipresente ma contemporaneamente ad appellarsi a lui come protettore contro la propria eccitazione sessuale.

La funzione dell’elusione della onania provoca tutto questo. L’ancoramento delle idee religiose avviene quindi nella prima infanzia. Ma queste idee religiose non potrebbero legare l’energia sessuale nel bambino se non si riallacciassero alle figure reali del padre e della madre. Chi non onora il padre, commette peccato, in altre parole, chi non teme il padre e cede al proprio piacere sessuale, viene punito.

Il padre vivo, severo, che proibisce, è il rappresentante di Dio in terra e il suo esecutore materiale nell’immaginazione del bambino. Anche se il rispetto del padre viene a cadere in seguito alla scoperta delle sue debolezze e delle sue insufficienze umane, tuttavia il padre continua ad esistere nella figura mistica, astratta di Dio. Così come l’autorità patriarcale si richiama a Dio intendendo però la reale autorità paterna, così in realtà il bambino si richiama al padre reale quando dice « Dio ». Nella struttura del bambino l’eccitazione sessuale, l’idea di padre e l’idea di Dio costituiscono naturalmente un’unità […]

Ancoramento della religione attraverso la paura sessuale

La religiosità sessuo-ostile è un prodotto della società patriarcale autoritaria, in cui il rapporto padre-figlio che troviamo in ogni religione patriarcale è soltanto il contenuto necessario, socialmente determinato, dell’esperienza religiosa; ma questa stessa esperienza nasce dalla repressione sessuale del patriarcato. Il servizio in cui si mette la religione col passare del tempo, il rapporto fra ubbidienza e rinuncia nei confronti dell’autorità, è esso stesso una funzione secondaria della religione. Essa può poggiare su una base solida: sulla struttura modificata, in seguito alla repressione sessuale, dell’uomo patriarcale. La viva fonte dell’atteggiamento religioso e il perno di ogni dogma religioso è la negazione del piacere carnale: questo appare in modo particolarmente chiaro in due religioni: nel cristianesimo e nel buddhismo.[…]

La proibizione di toccare gli organi sessuali non sarebbe efficace se non fosse avvallala dall’idea che Dio vede tutto, e che si debba essere «buoni» anche quando i genitori si allontanano. […]

Nell’idea di Dio appare in modo oggettivato la propria coscienza, l’ammonimento o la minaccia interiorizzata dei genitori e degli educatori. Questo è un dato di fatto acquisito dalle ricerche scientifiche; è un po’ meno chiaro il fatto che la fede e il timore di Dio siano una eccitazione energetica sessuale che hanno mutato obiettivo e contenuto. Il sentimento religioso sarebbe di conseguenza identico a quello sessuale, tranne che è pieno di contenuti mistici e psichici.

In base a questo si può com­ prendere il ritorno dell’esperienza sessuale in numerosi esercizi ascetici, come per esempio nella illusione dì molte monache di essere le spose di Cristo; probabilmente sviluppano raramente simili idee fino alla coscienza genitale e imboccano quindi altre vie sessuali, come per esempio il martirio masochista.[…]

Già nel bambino viene ancorata in modo tipico la paura religiosa. La paura sessuale svolge il ruolo centrale di intermediario nell’ancoramento dell’ordine sociale autoritario nella struttura dei bambini[…]
La contrapposizione fra «animale» e «uomo dello spirito» è orientata nel senso della contrapposizione fra «sessuale» e «spirituale»; è la stessa antitesi che invariabilmente costituisce la base di tutta la filosofia naturale teosofica. Fino ad ora è rimasta inattaccabile perché la sua base, la negazione del sesso, non venne mai attaccata.[…]

La mistica religiosa contrappone dunque una forza pulsionale sessuale contro l’altra. Essa stessa si serve di meccanismi per raggiungere i suoi obiettivi. Questi impulsi, sessuali non-genitali, da essa messi in parte in moto e in parte sviluppati al massimo, determinano in seguito la psi­cologia di massa dei seguaci: masochismo morale (molto spesso anche un inequivocabile masochismo corporeo) e ubbidienza passiva.

2 commenti a “Chiesa, sessuofobia e potere”

  1. Leo Puma ha detto:

    Vorrei poter citare e riportare alcuni brani della sua pagina sulla sessuofobia della chiesa – pregevoli per la concisione – , sul mio nuovo sito – le galline non s’innamorano né, pertanto, si sposano e… – che aprirò, se tutto mi va bene, quest’anno. Vi chiedo, quindi, il permesso di poterlo fare.
    Grazie per quanto potrete fare per me e vi saluto.
    L.Puma

    1. Ruttar nelle Sagrestie ha detto:

      Certo. Buon lavoro per le Sue galline nubili.

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